Studi di virtuosità e trascendenza di Gilardino?

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Biensu
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Re: Studi di virtuosità e trascendenza di Gilardino?

Messaggio da Biensu » gio 22 ago 2013, 12:28

Sono sostanzialmente in linea con quanto scritto da mito3D.
Ho ascoltato molte opere scritte dal maestro vercellese sia per chitarra sola che per altri organici ed i miei sentimenti sono sempre stati contrastanti. A volte la sicurezza di essere di fronte ad uno dei più grandi compositori per chitarra contemporanei altre volte di essere di fronte ad un compositore autoreferenziale che si autocontempla in un linguaggio musicale comprensibile a lui e (forse) ad altri pochi eletti.
La certezza è quella di essere di fronte ad un compositore preparatissimo che possiede il dono di - passatemi il termine - dominare la materia musica. E scusate se è poco.
Per tornare in topic direi che la prima serie di studi di Trascendenza e Virtuosità sono un passaggio imprescindibile per un chitarrista classico. Per quanto riguarda la musica scritta per altri organici senza dubbio la Fantasia Cruces de Mayo che trovo davvero bella.

Biensu

vallecamonica
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Re: Studi di virtuosità e trascendenza di Gilardino?

Messaggio da vallecamonica » gio 29 ago 2013, 20:34

Tanto per iniziare dallo studio n. 1 , che significano le abbreviazioni 'l.v.' 'sub' ?
Sarebbe corretto suonare il sol delle terze battute con la sola mano sinistra ?
Se siete così gentili da rispondere, avrei altre 60 domande solo per cominciare.
Un saluto e un grazie, Giuseppe.

Domenico Scaminante

Re: Studi di virtuosità e trascendenza di Gilardino?

Messaggio da Domenico Scaminante » gio 29 ago 2013, 20:57

vallecamonica ha scritto:Tanto per iniziare dallo studio n. 1 , che significano le abbreviazioni 'l.v.' 'sub' ?
Sarebbe corretto suonare il sol delle terze battute con la sola mano sinistra ?
Se siete così gentili da rispondere, avrei altre 60 domande solo per cominciare.
Un saluto e un grazie, Giuseppe.
Ciao
l.v. = Lasciar vibrare
sub = subito
Il sol si può suonare legato infatti il segno tratteggiato che lo lega al sibem. indica questa opzione. :bye:

vallecamonica
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Re: Studi di virtuosità e trascendenza di Gilardino?

Messaggio da vallecamonica » gio 29 ago 2013, 21:03

Grazie Maestro per la cortesia e per la sollecitudine,
Giuseppe.

Campan

Re: Studi di virtuosità e trascendenza di Gilardino?

Messaggio da Campan » dom 01 set 2013, 14:57

Ho ascoltato soltanto la prima serie degli Studi in oggetto e, tra questi, ho affrontato concretamente solo il n.4, l'Elegia di marzo... E non ho certamente, in campo musicale, la preparazione tecnico-culturale adeguata per analizzare a fondo le strutture armoniche -a volte ardue- proposte dal M°Gilardino né, tanto meno, sono in grado di disquisire in generale riguardo al suo complesso 'pensiero' musicale... Da chitarrista seppur amatoriale, tuttavia, posso comunque abbozzare un'idea, ancorché meramente intuitiva e largamente incompleta, di questo lavoro.
Il titolo non può essere casuale, ma sintetizza certamente le ambizioni intellettuali e poetiche (una volta si sarebbe detto la 'ispirazione') del compositore. Il termine 'studi' indica l'intenzione di uno scavo profondo, una ricerca e una sperimentazione intorno alle capacità espressive del nostro strumento, del quale si vogliono scandagliare tutte le possibilità: è in questo senso più strettamente etimologico -credo- che si debba interpretare il significato del termine 'virtuosità', l'esplorazione cioé di tutte le potenzialità ('virtualità') della chitarra classica alle frontiere più avanzate della musica contemporanea; che questo si traduca, poi, in elaborazioni tecniche a volte ardue e complesse, mi sembra più una occasionale conseguenza lungo i percorsi di ricerca che non un'intenzione preordinata ed esibizionistica: la citata Elegia di marzo, per l'appunto, non presenta in realtà passaggi così difficili che richiedano particolari abilità 'virtuosistiche'... Il che ci aiuta anche a comprendere il possibile significato dell'altro termine, 'trascendenza': per esplorare fino agli estremi confini le possibilità musicali dello strumento, bisogna essere capaci di utilizzarne ma, al tempo stesso, di trascenderne tutte le strutture tecnico-espressive tradizionali, scremandole e sintetizzandole al punto da renderle capaci di esprimere l'essenza del messaggio musicale... Un po' come quello che rappresentarono, per la pittura del Novecento, le sperimentazioni essenziali di Mondrian con le sue Composizioni (scarne linee nere e semplici parallelogrammi colorati) e poi Fontana con i suoi Concetti spaziali (i famosi 'tagli' sulle tele bianche).
L'iniziale ispirazione 'platonica' (cogliere l'essenza attraverso l'idea trascendente delle cose) appare evidente nel citato studio n.4, che riporta tutti i potenziali elemente mimetici (il vento, la pioggia e il grigiore di marzo) dalla dimensione oggettiva alle forme pure, assolute del soggetto: la stessa onomatopea della pioggia, consegnata al primo periodo dopo l'introduzione, è ridotta all'essenziale, configurando piuttosto gli echi di uno spazio dell'anima assolutamente soggettivo e puramente mentale (lo sgocciolare di un 'pianto essenziale') che imitarne i suoni naturali nell'ambiente... La 'elegia', dunque, non si configura tradizionalmente come 'sentimento nostalgico' di un'esperienza storica, oggettiva, concreta che si avverte perduta, quanto un 'campo esistenziale' assolutamente soggettivo dove il senso prevalente è quello di una primavera che forse non arriverà mai: dopo parti musicalmente più agitate e drammatiche, infatti, il brano si chiude, appena -ma significativamente- variata nella disposizione, con la medesima malinconica ('elegiaca') attesa dell'incipit, confermando che il marzo dell'autore non appartiene al calendario dei mesi (del tempo) ma a quello dell'anima (al suo spazio interiore). Qui si compie il passaggio dalla tradizionale dimensione 'trascendente' (platonica, che avrebbe comportato il perdurare di uno stilema sostanzialmente idealistico-romantico, tradizionalmente nostalgico) a quella più modernamente 'trascendentale' (di origine kantiana) nella coscienza tutta novecentesca di un'insuperabile solitudine esistenziale del soggetto in quanto tale, che può agitarsi ma è costretto a ritornare sempre al punto di partenza, a una condizione strutturale cui non si può sfuggire.
Ecco dunque la (seppur lieve) deformazione del finale, come un pugile che sia uscito sconfitto dal confronto, lievemente balbuziente e con i tratti somatici (picassianamente) alterati, nella coscienza dell'impossibilità di un riscatto.
Comunque, ripeto, conosco troppo poco dell'autore in particolare e delle strutture armoniche in generale per tranciare giudizi, ma questi piccoli e scarsi indizi mi sembrano abbastanza significativi per ipotizzare un'interpretazione... :roll:
Un saluto a tutti
da Campan :bye:

ninoram
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Re: Studi di virtuosità e trascendenza di Gilardino?

Messaggio da ninoram » dom 01 set 2013, 16:33

La trascendenza quando esprime una condizione per cui ci si trova oltre o al di fuori dell'esperienza umana assume il significato di "esterno a...", "non riconducibile a..."

Il termine corrispondente trascendente, se si assume il significato etimologico di «ciò che è superiore ad ogni altro nello stesso genere»[1], può essere attribuito a ciò che è al di sopra dell'esperienza sensibile e della percezione fisica umana, come ad esempio Dio.

sono due citazioni (Wikipedia) - penso che anche un chitarrista debba conoscere la modestia...

Saluti!!

giulio64

Re: Studi di virtuosità e trascendenza di Gilardino?

Messaggio da giulio64 » dom 01 set 2013, 18:12

Scusate, ma a nessuno sono venuti in mente gli "Études d'exécution trascendante" di Liszt e il fatto che Gilardino abbia potuto essersi messo in quel solco?
Senza buttarla troppo in filosofia, il sostantivo "trascendenza" secondo me indica un livello di difficoltà (tecnica, musicale, interpretativa o quel che vi pare . . .) aldilà della norma; anzi, sempre a parer mio, indica il superamento di un altro concetto: quello di "virtuosità".

Campan

Re: Studi di virtuosità e trascendenza di Gilardino?

Messaggio da Campan » dom 01 set 2013, 21:18

giulio64 ha scritto: Senza buttarla troppo in filosofia...
Be', chi ha letto attentamente il suo ultimo libro su Segovia, sa bene che l'orizzonte culturale ed ermeneutico del Prof. Gilardino non è affatto alieno da riferimenti a paralleli contesti storici, artistico-letterari e filosofici; oltreché, certamente, da collegamenti puntuali alla storia della musica nel suo complesso, non soltanto chitarristica... :wink:
viewtopic.php?f=37&t=28618&start=30
:bye:

Campan

Re: Studi di virtuosità e trascendenza di Gilardino?

Messaggio da Campan » mer 04 set 2013, 10:57

Campan ha scritto:Ho ascoltato soltanto la prima serie degli Studi in oggetto e, tra questi, ho affrontato concretamente solo il n.4, l'Elegia di marzo... E non ho certamente, in campo musicale, la preparazione tecnico-culturale adeguata per analizzare a fondo le strutture armoniche -a volte ardue- proposte dal M°Gilardino né, tanto meno, sono in grado di disquisire in generale riguardo al suo complesso 'pensiero' musicale... Da chitarrista seppur amatoriale, tuttavia, posso comunque abbozzare un'idea, ancorché meramente intuitiva e largamente incompleta, di questo lavoro.
Il titolo non può essere casuale, ma sintetizza certamente le ambizioni intellettuali e poetiche (una volta si sarebbe detto la 'ispirazione') del compositore. Il termine 'studi' indica l'intenzione di uno scavo profondo, una ricerca e una sperimentazione intorno alle capacità espressive del nostro strumento, del quale si vogliono scandagliare tutte le possibilità: è in questo senso più strettamente etimologico -credo- che si debba interpretare il significato del termine 'virtuosità', l'esplorazione cioé di tutte le potenzialità ('virtualità') della chitarra classica alle frontiere più avanzate della musica contemporanea; che questo si traduca, poi, in elaborazioni tecniche a volte ardue e complesse, mi sembra più una occasionale conseguenza lungo i percorsi di ricerca che non un'intenzione preordinata ed esibizionistica: la citata Elegia di marzo, per l'appunto, non presenta in realtà passaggi così difficili che richiedano particolari abilità 'virtuosistiche'... Il che ci aiuta anche a comprendere il possibile significato dell'altro termine, 'trascendenza': per esplorare fino agli estremi confini le possibilità musicali dello strumento, bisogna essere capaci di utilizzarne ma, al tempo stesso, di trascenderne tutte le strutture tecnico-espressive tradizionali, scremandole e sintetizzandole al punto da renderle capaci di esprimere l'essenza del messaggio musicale... Un po' come quello che rappresentarono, per la pittura del Novecento, le sperimentazioni essenziali di Mondrian con le sue Composizioni (scarne linee nere e semplici parallelogrammi colorati) e poi Fontana con i suoi Concetti spaziali (i famosi 'tagli' sulle tele bianche).
L'iniziale ispirazione 'platonica' (cogliere l'essenza attraverso l'idea trascendente delle cose) appare evidente nel citato studio n.4, che riporta tutti i potenziali elemente mimetici (il vento, la pioggia e il grigiore di marzo) dalla dimensione oggettiva alle forme pure, assolute del soggetto: la stessa onomatopea della pioggia, consegnata al primo periodo dopo l'introduzione, è ridotta all'essenziale, configurando piuttosto gli echi di uno spazio dell'anima assolutamente soggettivo e puramente mentale (lo sgocciolare di un 'pianto essenziale') che imitarne i suoni naturali nell'ambiente... La 'elegia', dunque, non si configura tradizionalmente come 'sentimento nostalgico' di un'esperienza storica, oggettiva, concreta che si avverte perduta, quanto un 'campo esistenziale' assolutamente soggettivo dove il senso prevalente è quello di una primavera che forse non arriverà mai: dopo parti musicalmente più agitate e drammatiche, infatti, il brano si chiude, appena -ma significativamente- variata nella disposizione, con la medesima malinconica ('elegiaca') attesa dell'incipit, confermando che il marzo dell'autore non appartiene al calendario dei mesi (del tempo) ma a quello dell'anima (al suo spazio interiore). Qui si compie il passaggio dalla tradizionale dimensione 'trascendente' (platonica, che avrebbe comportato il perdurare di uno stilema sostanzialmente idealistico-romantico, tradizionalmente nostalgico) a quella più modernamente 'trascendentale' (di origine kantiana) nella coscienza tutta novecentesca di un'insuperabile solitudine esistenziale del soggetto in quanto tale, che può agitarsi ma è costretto a ritornare sempre al punto di partenza, a una condizione strutturale cui non si può sfuggire.
Ecco dunque la (seppur lieve) deformazione del finale, come un pugile che sia uscito sconfitto dal confronto, lievemente balbuziente e con i tratti somatici (picassianamente) alterati, nella coscienza dell'impossibilità di un riscatto.
Comunque, ripeto, conosco troppo poco dell'autore in particolare e delle strutture armoniche in generale per tranciare giudizi, ma questi piccoli e scarsi indizi mi sembrano abbastanza significativi per ipotizzare un'interpretazione... :roll:
Un saluto a tutti
da Campan :bye:
Sono andato a consultare, riguardo all'opera di Angelo Gilardino, quanto contenuto nel Manuale di storia della chitarra, vol.2 ed. Bèrben (2009) di Gianni Nuti, autore che si è occupato in modo approfondito degli Studi di virtuosità e di trascendenza, avendo dedicato a quest'opera fondamentale un approfondito saggio monografico viewtopic.php?f=2&t=3032&hilit=gianni+nuti
Riporto testualmente:
"... la redazione degli Studi segna una linea evolutiva chiara, che parte dalla materia chitarristica più scavata per trascenderla in musica pura: i sessanta studi che Gilardino scrive a partire dalla seconda metà del 1981 (per un periodo complessivo di sette anni) contengono un profluvio di idee strumentali (oltre che musicali) così generoso da rappresentare per un compositore un manuale di idiomi inediti, per un ascoltatore una miniera di sorprese uditive, e per l'interprete una palestra di gestualità e suoni di irrinunciabile valore formativo. La scelta della forma-studio è legata al valore di 'ricercare', dunque di speculazione tecnico-musicale libera da vincoli precostituiti, e sembra essere la forma più compatibile con un idioma così eclettico come quello chitarristico". (pag.247)
:bye:

vallecamonica
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Re: Studi di virtuosità e trascendenza di Gilardino?

Messaggio da vallecamonica » dom 08 set 2013, 08:25

Ringrazio con tutto il cuore Campan per il tempo dedicato a scrivere i suoi interessantissimi interventi in questo topic.
Un saluto, Giuseppe.

Campan

Re: Studi di virtuosità e trascendenza di Gilardino?

Messaggio da Campan » dom 08 set 2013, 10:17

vallecamonica ha scritto:Ringrazio con tutto il cuore Campan per il tempo dedicato a scrivere i suoi interessantissimi interventi in questo topic.
Un saluto, Giuseppe.
:merci: :discussion: :bye:

ElBosin

Re: Studi di virtuosità e trascendenza di Gilardino?

Messaggio da ElBosin » dom 19 mar 2017, 13:45

Qualcuno conosce un sito dove ordinare la versione cartacea degli studi di virtuosità e trascendenza di Gilardino?

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