L'italiano nella comunicazione di massa

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Lucio M.
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L'italiano nella comunicazione di massa

Messaggio da Lucio M. » sab 02 set 2017, 08:47

… dal momento che l’influenza sull’italiano ormai viene quasi unicamente da radio, televisione e giornali, e non dai libri.
Guardo con invidia sempre più gli spagnoli e i francesi.
Qui l’inondazione di termini inglesi è in regolare aumento. Nessun paese al mondo, credo, ha un tale servilismo nei confronti di una lingua straniera; e il livello di ridicolo è sempre più alto.

Lucio M.
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Re: L'italiano nella comunicazione di massa

Messaggio da Lucio M. » mar 19 set 2017, 08:18

Vorrei mettere una citazione di un articolo, Lingua epistolare, di Aldo Gabrielli che si trova in un libro del 1969, 'Si dice o non si dice'. Anche se questo equivale a mettere in qualche modo il carro davanti ai buoi; cioè è una delle spiegazioni di molte cose non ancora dette.
«… Ricordo benissimo la letterina turca di un diplomatico, tutta ghirigorata da destra a sinistra ch'era una bellezza a vedere e fu un problema a tradurre. Ma la tradussi; e risposi, io italiano, in italiano, scrivendo da sinistra a destra, come a me si conviene. Il diplomatico mi rispose a tono, e così per qualche tempo, comprendendoci perfettamente. la cosa ci parve a entrambi logicissima: il Turco scrive in turco così come l'Italiano scrive in italiano. Oggi non più. Cioè, oggi tutti i popoli della terra possono scrivere nella loro lingua materna; solo l'italiano deve, dico deve, scrivere non nella propria ma nella lingua del destinatario …»

Lucio M.
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Re: L'italiano nella comunicazione di massa

Messaggio da Lucio M. » mer 20 set 2017, 08:38

Ecco un altro episodio che dimostra l'inclinazione al servilismo nei confronti della lingua inglese (al di là del merito, cioè del film):
Goffredo Fofi per Internazionale - www.internazionale.it
«Dunkirk è un film brutto e detestabile per molti motivi, un fallimento anche spettacolare e anche per lo standard ruffiano ma solitamente efficiente del suo autore-demiurgo, un divo del jet set anglostatunitense come quelli di cui tratta Hanif Kureishi nel suo ultimo e splendido romanzo-farsa.
So di irritare i suoi fan e gli pseudocritici del web, vittime consenzienti della stupidità programmata dai poteri (web = ragnatela, in cui il capitale contemporaneo cattura e divora o, al meglio, castra i moscerini che siamo), ma la perdita di senso dell’esperienza, e in questo caso dell’esperienza estetica e prima ancora morale, va combattuta con tutte le (poche) armi che si hanno a disposizione.
Partiamo dal titolo, che i distributori italiani, genìa ipercolonizzata, hanno lasciato in inglese, fingendo di ignorare che la città di cui si parla sta in Francia e si chiama Dunkerque. È legittimo che gli inglesi la ribattezzino, come noi ribattezziamo, per esempio, London in Londra, Paris in Parigi. Ma non siamo nel Regno Unito e lasciare il titolo inglese è un atto di sudditanza altrettanto imbecille che se si ridistribuisse in Italia, che so, L’oro di Napoli chiamandolo L’oro di Naples… ».

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Re: L'italiano nella comunicazione di massa

Messaggio da Roberto Marcotti » mer 20 set 2017, 09:39

A titolo di citazione, su Radio Capital c'era una mini rubrica all'interno di Lateral, condotta da Luca Bottura intitolata "Fastidio" dove si passava in rassegna proprio l'uso (?) di queste parole, assolutamente improprio. Inoltre c'erano anche i neologismi strampalati derivati dall'inglese. Si rideva, ma di un riso amaro, corredato da diversi "non è possibile". Buon ascolto dei podcast.

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Re: L'italiano nella comunicazione di massa

Messaggio da Carmine Nobile » mer 20 set 2017, 12:51

Siamo una colonia.

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Re: L'italiano nella comunicazione di massa

Messaggio da Paolo Romanello » mer 20 set 2017, 15:19

Anch'io sono inorridito quando ho letto il titolo del film e mi sono chiesto se effettivamente si riferisse alla città francese. La lingua italiana va difesa come fanno gli stranieri con la loro lingua. Credo tuttavia che l'assimilazione dell'inglese internazionale, ossia di quella lingua fortemente semplificata che viene utilizzata per comunicare con il mondo sia una delle poche conquiste vere della globalizzazione. Oggi siamo meno provinciali proprio grazie a questa lingua che fondamentalmente non esiste; anche chiamarla inglese è una forzatura perchè è molto più povera della lingua di Shakespeare, è il nuovo esperanto.
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Re: L'italiano nella comunicazione di massa

Messaggio da Carmine Nobile » mer 20 set 2017, 16:55

Meno provinciali rispetto a cosa? Vallo a dire a Dante o a D'Annuzio proviciali, come minimo ti prendi una scudisciata!

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Re: L'italiano nella comunicazione di massa

Messaggio da Paolo Romanello » gio 21 set 2017, 13:45

Allora vai a parlare italiano in Germania, in Olanda, in Svezia o anche solo in Slovenia e vedi quanti ti capiscono. Se poi vogliamo restare nel guscio va tutto bene, ma io mi sento cittadino europeo.
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Re: L'italiano nella comunicazione di massa

Messaggio da Lucio M. » sab 21 ott 2017, 18:51


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Carmine Nobile
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Re: L'italiano nella comunicazione di massa

Messaggio da Carmine Nobile » sab 21 ott 2017, 20:53

Paolo Romanello ha scritto:
gio 21 set 2017, 13:45
Allora vai a parlare italiano in Germania, in Olanda, in Svezia o anche solo in Slovenia e vedi quanti ti capiscono. Se poi vogliamo restare nel guscio va tutto bene, ma io mi sento cittadino europeo.
Sei fuori tema, qui sta parlando del massiccio uso di termini inglesi nella comunicazione di massa e dell'influsso che questo abuso ha, sulla nostra lingua e di conseguenza sulla nostra identità culturale.
Altra cosa è la necessità della conoscenza delle lingue straniere per comunicare con i nostri simili.
Altra cosa ancora è il senso di inferiorità nei confronti delle genti del nord che traspare dai tuoi scritti.
Fusaro lo spiega molto bene, ti consiglio di guardare il video postato da LUCIO M.

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Re: L'italiano nella comunicazione di massa

Messaggio da Paolo Romanello » lun 23 ott 2017, 11:13

L'Italia è al 21mo posto su 26 paesi dell'unione europea per la conoscenza della lingua inglese. in testa alla lista Olanda, Danimarca e Svezia, dietro di noi paesi che di tradizione europea hanno ben poco e per la maggioranza usano alfabeti diversi come Russia, Ucraina e Azerbaigian.
La lingua inglese è un elemento chiave per la competitività economica sia a livello individuale che sociale.
Puoi chiamarlo senso di inferiorità se vuoi, ma purtroppo è la realtà dei fatti.
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Re: L'italiano nella comunicazione di massa

Messaggio da Davide Pirillo » lun 23 ott 2017, 12:34

Paolo Romanello ha scritto:
lun 23 ott 2017, 11:13
...La lingua inglese è un elemento chiave per la ... (preferisco scrivere "conoscenza") ......sia a livello individuale che sociale..... ma (preferisco senza "purtroppo") è la realtà dei fatti.
Il problema non è la lingua inglese, ma l'ignoranza di base e la pochezza di idee che agevola l'utilizzo dei termini inglesi per sopperire queste lacune e, allo stesso tempo, "affumicare" l'uditorio con termini non sempre di immediata comprensione ..... Purtroppo per i "non studiati :lol: .... l'inglese è' l'ideale .... ma fra i "colti" si utilizzano spesso termini egualmente incomprensibili in contesti inappropriati, proprio per volere edificare un muro di distacco ed incomprensione. La vera valorizzazione della lingua italiana la si vede quando intellettuali, uomini di cultura, arte e scienza riescono a farsi comprendere benissimo dai profani pur possedendo un vocabolario molto più ricco. Proprio per questo, avendo maggiore conoscenza si riesce ad utilizzare un più ricco ed efficace campionario di espressioni. Senza offesa per nessuno ..... ma avete mai avuto la sensazione di perdervi qualcosa del discorso quando parla Nichi Vendola? :mrgreen: .
Detto questo nulla è di immutabile e l'inglese è destinato a diffondersi sempre più ...... basta non scimmiottare i britannici e rimanere noi stessi. Trovo inevitabile che le culture e le "razze" si mescolino e condizionino reciprocamente ....... basta non confondere gli strumenti, la forma ... con la sostanza. Vedi i chitarristi heavy metal che suonano muscolarmente una paccata di note ma che sotto sotto ....... poi dici "embeh!" che ha detto?"
Quando praticavo arti marziali capitava di trovare anche personaggi italianissimi che imitavano il Maestro giapponese coniugando i verbi all'infinito e con espirazioni molto pronunciate in Japan-style .... :D. Ma il problema non era la lingua giapponese, nè il maestro (strumenti) .... ma gli altri.... che facevano meno fatica ad articolare concetti.
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Re: L'italiano nella comunicazione di massa

Messaggio da Paolo Romanello » lun 23 ott 2017, 13:03

Hai ragione Davide, ma purtroppo l'ignoranza di base e la pochezza intellettuale sono un male troppo diffuso in italia e l'uso improprio della lingua ne è solo un aspetto. Per questo credo che chi ha responsabilità di potere non dovrebbe inventarsi troppe cose, ma prendere esempio dai paesi più evoluti del nostro, che attribuiscono alla cultura, all'onestà e al senso civico una posizione di primo piano nella formazione di ogni cittadino.
Il nostro è un paese meraviglioso e gli italiani sono un popolo ricco di creatività ed intelligenza: se solo si riuscisse a fare qualche passo avanti nel segno della civiltà potremmo sicuramente competere e sopravanzare molti altri paesi europei.
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Re: L'italiano nella comunicazione di massa

Messaggio da luigib952 » lun 23 ott 2017, 15:02

Come è stato già detto, una cosa è la conoscenza di lingue straniere, principalmente l'inglese ma presto anche il cinese (temo), al fine di comunicare, conoscere altre culture ed accedere a fonti di informazioni irreperibili nel nostro idioma, altra cosa è imbarbarire il nostro linguaggio con termini di altre lingue (sostanzialmente l'inglese) o peggio con "italianizzazioni" di termini di altre lingue di cui si potrebbe francamente fare a meno.
Altro apetto altamente deleterio è poi secondo me l'italianizzazione dei nomi geografici o di persone. Ancora adesso, dopo molti anni, a volte sono in difficoltà con mia moglie, di nazionalità finlandese ma che parla un ottimo italiano, quando io nomino dei luoghi secondo l'accezione italiana o lei secondo l'accezione originaria. Come Roma deve essere Roma e non Rome, così Descartes deve essere Descartes e non Cartesio. Occhio poi al solito a non idealizzare altri paesi. Gli spagnoli, ad esempio, non si fanno scrupolo di pronunciare e talvolta scrivere i termini stranieri secondo le regole spagnole. Onestamente ho impiegato molto a capire che "el uasap" era Whatsapp, un poco meno per capire che parlando del "feisbu" si intendeva Facebook.
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Gabriele Gobbo
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Re: L'italiano nella comunicazione di massa

Messaggio da Gabriele Gobbo » lun 23 ott 2017, 15:03

Personalmente sono convinto che l'inglese vada conosciuto, almeno quanto basta per poter comunicare più o meno con chiunque, così come avviene con i dovuti distinguo ed i dovuti limiti un po' dappertutto ormai nel mondo, e non solo in Europa.
Detto questo trovo davvero triste e intellettualmente vuoto il fatto che si debba chiamare... che so: jobs act una riforma del lavoro tutta italiana, varata dal Parlamento Italiano, per i lavoratori italiani. A prescindere dal mio personale giudizio di merito sul provvedimento stesso. Voucher? ...ma dai!
Si pensa di dare senso e peso a cose che dovrebbero esser serie chiamandole in un'altra lingua, sperando di mimetizzare così la propria pochezza culturale e civile, la propria preparazione paragonabile al poco o nulla. Potremmo approfondire al pub magari durante un brunch...
Vorrei essere libero, libero come un uomo ... (G. Gaber)

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