Facchinetti, Giancarlo - Tre Miniature - Antonio D'Alessandro

dal 1940 ad oggi (Signorile, Alberti, Bottai, Manca, Caruso, Russo…). Le nostre composizioni e improvvisazioni, nonché le nostre interpretazioni di opere per le quali i compositori hanno dato l'autorizzazione alla pubblicazione nel forum.
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King
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Facchinetti, Giancarlo - Tre Miniature - Antonio D'Alessandro

Messaggio da King » mer 26 lug 2017, 21:13

Salve a tutti :D

Al link https://www.youtube.com/watch?v=E8P3iE8wWgg&t=36s un video registrato dal telefonino dal pubblico di un conceto tenuto lo scorso 21 luglio a Brescia del sottoscritto dove ho voluto ricordare Giancarlo Facchinetti, bresciano morto quest'anno.

Il video parte poco dopo aver incominciato a suonare ed è l'unico dove suono i tre brani che sono "Preludio", "Notturno" e "Pezzo anche troppo breve..." scritti di getto in un'osteria di Brescia nel 1982. Facchinetti era un compositore alla "vecchia", scriveva con la matita e una mano di tanto in tanto sulla tastiera di un pianoforte, era un galantuomo, un amico...

In basso la presentazione di un gironalista del Giornale di Brescia.

Spero sia di vostro gradimento :bye:

OMAGGIO A GIANCARLO FACCHINETTI
Giancarlo Facchinetti, nato a Brescia nel 1936 e scomparso lo scorso 6 giugno, è stato tra i più importanti compositori italiani del Novecento e dei primi anni Duemila; pur avendo scelto dodecafonia e in particolare della lezione di Alban Berg, ha saputo costruire un linguaggio personale ed eclettico, segnato da un umorismo ora beffardo ora malinconico, che unisce tradizione e modernità. Nella sua vasta produzione, lo spazio riservato alla chitarra è sorprendentemente ridotto, considerata anche la predilezione per lo strumento che caratterizzava invece uno dei suoi maestri, Franco Margola. Pur se in numero ridotto, le opere chitarristiche spiccano però per la loro natura originale e la spiccata personalità che esprimono. Ciò vale in particolare per i due lavori che saranno eseguiti questa sera, che ben rappresentano il conflitto tra ordine razionale e libertà che attraversa l’opera di Facchinetti. Scritto nel 1989 per Eliot Fisk, l'Arabesque n. 3 op. 129 è una pagina virtuosistica, in cui le sei corde diventano terreno di libera esplorazione, con una moltiplicazione formidabile - e non poco impegnativa per il solista - di voci ed effetti, a determinare polifonie immaginarie con pochi punti di riferimento. Corde stoppate, sequenze in rasgueado, tremoli, non sono però fini, ma strumenti del discorso sonoro, che scorre come un flusso di coscienza; la libera forma dell'arabesque, priva di centro, fa affondare e riaffiorare motivi e strutture seriali. Di più ampie proporzioni è il Concertino per chitarra e archi op. 211, realizzato nel 2008 per Giulio Tampalini. Come in molti lavori scritti da Facchinetti dopo il 2000, la dodecafonia cede il passo ad un impianto neoclassico, venato da un umorismo agrodolce. Pur aderendo superficialmente ai luoghi comuni della forma – l’Allegro iniziale nobile, l’Andante moderato centrale lirico ed espressivo, l’Allegro vivace conclusivo brillante – il Concertino è un concentrato di piccole, squisite invenzioni sonore, di virtuosismo scintillante, di asimmetrie politonali, di scivolamenti ritmici, come una messa in scena teatrale che non cessa di cogliere in contropiede le aspettative dell’ascoltatore. Il gioco intellettuale nulla toglie però alla spontaneità della musica e ad una vena melodica felicissima, in particolare nel magnifico movimento centrale, poesia sospesa in un clima di nostalgica bellezza. Rinunciando ad ogni radicalismo, il Concertino op. 211 rappresenta una serenità riconquistata, il desiderio di seppellire i conflitti epocali del Novecento per riscoprire quella meraviglia della quotidianità, quella semplicità profonda che Giancarlo Facchinetti ha tenacemente coltivato negli ultimi anni della sua vita di musicista.
Andrea Faini

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