Breve storia delle chitarre classiche Yamaha

Liuteria per chitarra classica. Come scegliere una chitarra. Il mercato, le applicazioni varie.
Vincenzo Di Guida
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Breve storia delle chitarre classiche Yamaha

Messaggio da Vincenzo Di Guida » gio 07 set 2017, 16:50

Breve storia delle chitarre classiche Yamaha
(se gli amministratori del forum mi autorizzeranno, caricherò sulla board di questo post alcune piccole immagini a completamento del testo)

Premessa:
Non ho alcun interesse economico, diretto o indiretto, in tale marchio.
No, non sono il Sig. Yamaha sotto mentite spoglie, non lavoro in Yamaha, non ho azioni Yamaha e neppure sono un importatore o un rivenditore di strumenti musicali.
Sono un semplice appassionato di chitarra classica, peraltro un pessimo esecutore, ma apprezzo gli strumenti di questa marca perché, forse più di altre (ad es. Alhambra, Raimundo, Cortez, etc.), forte del suo status di multinazionale multisettore, ha saputo creare buoni strumenti anche per i non danarosi consentendo la diffusione dello studio della chitarra classica.
Personalmente, so bene che la nostrana liuteria propone artigiani di gran valore, ma i prezzi sono altrettanto rilevanti e non sempre giustificati dal punto di vista del semplice appassionato che deve far anche quadrare i conti di casa.
Del resto, l'interesse che queste chitarre suscitano (soprattutto nei neofiti e negli studenti) è testimoniato dal fatto che passano spesso su questo forum domande inerenti le chitarre classiche Yamaha e molti sono i dubbi circa la produzione di questo importante marchio nei decenni.
Colpa anche della stessa Yamaha che, in verità, ha adottato un criterio di denominazione non sempre lineare.
Avviso che non mi sono soffermato sui modelli di fascia bassa come la C40, la C70 o la C80 poiché, pur riconoscendo loro il merito di costare pochissimo (la C40 prezza attualmente in negozio circa 100€ e ne ho visto passare di seminuove su vari mercatini a 50€) e pur non essendo giocattoli ma già vere chitarre nel senso della corretta impostazione e intonazione, sono però strumenti che non hanno neppure la tavola armonica in massello ma in ben più economico (e timbricamente spento) laminato. Come lo stesso Torres dimostrò, la qualità del suono di una chitarra dipende in larghissima parte dal top e quindi anche io ben più modestamente, anche considerato il modesto costo delle chitarre da studio con almeno la tavola armonica in massello, ritengo che qualunque studente minimamente impegnato dovrebbe poter disporre di una chitarra con almeno il top in massello. Questi modelli entry level, comuque, hanno il grande merito di aver iniziato (e continuare ad iniziare) alla chitarra classica migliaia di ragazzi, talvolta grazie alla buona volontà dei docenti di musica delle scuole medie, senza gravare eccessivamente sul budget delle loro famiglie.
In definitiva, ho preso spunto da un recente post di questa sezione che, appunto, chiedeva informazioni sugli strumenti di questo marchio, e mi sono deciso a scrivere queste poche note nella speranza che possano tornare di interesse o addirittura utili a qualcuno
Le informazioni che riporterò nel seguito sono comunque frutto di ricerche estemporanee su internet e discussioni tra appassionati per cui vi prego di considerare ogni indicazione col beneficio di inventario.

Nascita del marchio:
La Yamaha fu fondata nel 1887 con l'obiettivo di produrre organi.
Il primo strumento fu prodotto proprio in quell'anno ma passarono dieci anni prima che la produzione industriale iniziò sotto il nome di Nippon Gakki Corporation e la guida del Sig. Tarakusu quale presidente.
Successivamente, a partire dagli inizi del '900, l'azienda iniziò a produrre anche pianoforti.
La compagnia non produsse chitarre sino agli inizi degli anni '40 del XX secolo.
Venne a questo proposito aperta una apposita fabbrica ad Hamamatsu (Giappone) verso la fine di quegli anni, immediatamente dopo il termine della seconda guerra mondiale.

Le prime chitarre Yamaha:
La produzione iniziale delle chitarre Yamaha fu proprio di chitarre classiche ma questi strumenti erano destinati al solo mercato interno giapponese.
Tale situazione commerciale, iniziata al termine degli anni '40, si protrasse sino a metà degli anni '60 quando la Beatlemania fece esplodere il mercato di massa di strumenti musicali e, in particolare, delle chitarre.
In particolare le aziende USA faticavano a soddisfare la domanda interna di chitarre a basso e medio costo e la soluzione fu di rivolgersi a produttori asiatici.
Le commesse d'oltre oceano furono benefiche per la Yamaha e l'azienda, che già aveva due decadi di esperienza nel settore, nell'aprile del 1966 fondò la “Guitar Research Division” e lanciò i primi modelli di chitarre classiche per il mercato estero.
Si trattava dei modelli G50, G60, G80, G100, G120 e G150, tutti prodotti nello stabilimento di Hamamatsu.
Il costo fissato per queste chitarre andava dai 49$ della G50 ai 109$ della G150.
Nello stesso anno la Yamaha fondò il suo “Custom Shop”, dedicato alle produzioni di maggiore pregio e, a tal fine, cominciò la collaborazione con esperti stranieri. Il modello di riferimento era la produzione spagnola di Antonio de Torres il cui modello di chitarra risulta capostipite ed ispiratore di ogni progetto di chitarra classica Yamaha.

La produzione del “Custom Shop”:
Il primo liutaio straniero a collaborare fu lo spagnolo Eduardo Ferrer che riuscì ad affinare i modelli sino ad allora in produzione.
Nel novembre del 1967 debuttarono, infatti, i modelli GC3, GC5, GC7 e GC10:

Nel 1968, ancora a cura del liutaio Ferrer, fu introdotta la linea di chitarre flamenco.

Nel 1974, sulla base delle competenze del maestro liutaio Ferrer, di Manuel Hernandez e di Barbero, il marchio si arricchì di modelli di alta gamma denominati GC30A, GC30B e GC30C.

La differenza tra i vari modelli non era solo nel legno del piano armomico (ad es. in abete per il modello “A”, cedro per il “B”) ma proprio nella ricerca di una sonorità diversa. In particolare Ferrer si occupò dello sviluppo della GC30A, Hernandez della GC30B e Barbero della GC30C prendendo spunto, rispettivamente, da famosi strumenti della tradizione spagnola.

In uno a tali chitarre top di gamma, la Yamaha introdusse anche una linea di chitarre da studio con cassa in laminato alcune delle quali, i due modelli di maggiore pregio, avevano però comunque il piano armonico in legno massello. Si trattava dei modelli denominati G235, G240, G245, G250, tutti con diapason pari a 660mm (oggi lo standard è di 650mm). Il modello di punta, la G250, aveva anche la tastiera in ebano. Questi modelli, per ragioni di contenimento dei costi, erano costruiti non in Giappone ma a Taiwan.

Nel 1983, grazie alle indicazioni di concertisti di fama mondiale, la gamma custom shop della Yamaha si arricchì di ulteriori modelli che, sulla falsa riga della ricerca sonora introdotta con i modeli G30A, G30B e G30C, condusse ai nuovi modelli G50, G60, G70, nonché al famoso modello G71 sviluppato con la collaborazione con Andrés Segovia (che introdusse, per questo particolare modello, alcune contaminazioni Hauser).

Nello stesso anno fu anche rinnovata la serie delle chitarre da studio (si introdusse un suffisso “II” dopo il modello così che, ad esempio, la G245S divenne G245S II) alle quali venne ridotto il diapason a un più moderno valore di 650mm.

Nel 1990, per motivi di costi, la Yamaha sostituì il modello GC10 totalmente in massello, con i più economici modelli GD10 e GD20 che avevano fondo e fasce laminate. In linea col principio di maggiore economia, fu deciso che queste chitarre dovessero essere costruite a Taiwan e non più dai liutai del Custom Shop in Giappone.  

Tali modelli, a loro volta, furono sostituiti nel 2001 coi nuovi modelli GC21 e CG201.

Stranamente al modello GC21, il meno costoso della gamma Gran Concerto (che aveva cassa in laminato), la Yamaha contrapponeva il modello CG201, ossia il top della gamma intermedia, che invece era totalmente in massello (anche se fondo e fasce erano in mogano e non in palissandro).

Insomma, un apparente controsenso (e nella migliore tradizione casinista del marchio) visto che una chitarra di posizionamento inferiore (la CG201) era tutta in massello e sembrava sulla carta migliore di quella della fascia superiore (la GC21).

Come detto nel 2001 la Yamaha introdusse le nuove linea Gran Concerto GC41, GC31 e GC21 e da studio CG201, CG171, CG151, CG131, CG111, CG101, queste ultime (tranne la prima) non interamente in massello poiché con fondo e fasce in laminato. nello stesso anno il marchio introdusse anche la capostipite dei modelli “silent” col modello SLG100N. Si trattava di una chitarra senza cassa ma dotata di un sistema di amplificazione elettronico. Essa era dunque utile sia in caso di esercitazioni notturne ma anche come strumento da palco.

Nel 2012, con l'introduzione della nuova gamma (quella attualmente in commercio) di liuteria GC82, GC42, GC32 e GC32, ancora prodotta nel Custom Shop in Giappone, è stata delocalizzata la produzione dei modelli meno pregiati della serie GC in Hangzou (Cina) dove, attualmente, si producono la GC22 e la GC12. Questi ultimi risultano strumenti meno costosi per la scelta dei legni (comunque tutti masselli), per alcuni dettagli cheap (ad es. il nut al punte e il captasto sono in urea, una specie di plastica), la verniciatura di minor pregio, la minore ricercatezza estetica e per il minore costo della manodopera.

Il modello GC82 attualmente prezza circa 10.000 euro nei negozi nostrani e, diciamocelo, è forse uno sproposito (roba da facoltosi collezionisti).

Analogamente anche la produzione della gamma intermedia CG si è spostata in Cina e si è rinnovata coi nuovi modelli che vanno dalla meno pregiata CG102 (tutta in laminato) alla più costosa CG192 che è dotata di top in massello (abete o cedro), corpo in palissandro laminato e tastiera in ebano.

Conclusioni:
Questo lavoro di breve ed estemporanea ricerca bibliografica, che naturalmente non vuole essere un invito (neanche implicito) ad acquistare una chitarra classica Yamaha, può essere arricchito e, sicuramente, migliorato.
Esso si pone solo l'obiettivo di ricostruire il percorso industriale di produzione di questo affermato marchio che, talvolta, non incontra il favore del raffinato palato di alcuni chitarristi.
Esso tuttavia, a mio avviso, ha quanto meno il merito di aver contribuito a diffondere la chitarra classica costruendo chitarre per lo meno correttamente impostate (la comodità e la corretta intonazione delle tastiere Yamaha è proverbiale) e timbricamente equilibrate.
Proprio le timbriche particolarmente equilibrate, nonché i volumi e le proiezioni non proprio da concerto secondo i canoni odierni, sono motivi di critica da parte di chi un po' denigra le chitarre della liuteria industriale Yamaha sostenendo che tali strumenti suonano un po' anonime rispetto a quelle di liuteria artigianale.
Ma i liutai artigiani, nelle loro piccole botteghe, si sono spinti su terreni come le tavole ultra sottili, di tipo inclinato, le doppie tavole, le tastiere rialzate, il lattice bracing, le doppie fasce, i legni per casse e fondi diversi dal palissandro, etc. tutte sperimentazioni che la Yamaha non ha introdotto, evidentemente preferendo impostazioni liuteristiche maggiormente tradizionali e quindi consolidate.
E' quindi sicuramente vero che ci sono differenze tra strumenti di liuteria industriale e liuteria artigianale ma dire quale preferire, anche in rapporto ai costi, alle attese necessarie e al personale skill chitarristico del momento, e anche in relazione alla durevolezza nel tempo degli strumenti (alcuni maligni sostengono che alcune sperimentazioni di frontiera condurranno a vicoli ciechi e che le moderne chitarre di liuteria con top ultrasottili non hanno poi vita lunga....), credo sia cosa non generalizzabile come verità assoluta.

Un'ultima considerazione, anche questa personale, che spero sia letta nel senso dello sforzo di redigere un post non celebrativo o denigratorio ma quanto il più possibile obiettivo.

La delocalizzazione di parte della produzione in Cina, iniziativa intrapresa ovviamente per contenere i costi industriali, ha comportato anche una certa semplificazione estetica (palette lisce ossia non incise, finitura matta dei legni, scomparsa della impiallacciatura in palissandro nei modelli più economici, etc.) degli strumenti della gamma CG che risultano certamente più poveri alla vista e al tatto di quelli delle produzioni precedenti (taiwanesi) dello stesso segmento.
Alcuni sostengono che a tale impoverimento estetico si accompagni anche una minore qualità sonora degli strumenti. Questo, in particolare, affligge gli strumenti da studio (in pratica quelli di livello CG).
A tal riguardo, devo dire che ho provato molti modelli della attuale produzione Yamaha ma anche di quelle precedenti (sino a strumenti risalenti alla prima metà degli anni '80) ed effettivamente, eccezion fatta per l'attuale modello di studio di punta CG192 che mi piace molto come risponde (ed è ancora esteticamente gradevole visto che fondo e fasce sono in laminato di palissandro), sembra che le passate produzioni fossero migliori non solo dal punto di vista estetico ma anche nel senso di un timbro più ricco ed articolato.
Sinceramente non so se è questione di maturazione dei legni (parliamo in ogni caso di chitarre economiche ossia col solo top in massello) e/o di suggestione ma, sinceramente, nonostante il rispetto e il gradimento che porto verso il marchio Yamaha, è effettivamente quanto anche io ho ravvisato.
Ultima modifica di Vincenzo Di Guida il ven 08 set 2017, 14:54, modificato 45 volte in totale.
Ho cominciato trent'anni fa tagliando la barba col rasoio elettrico e suonando l'elettrica.
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Fede
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Re: Breve storia delle chitarre classiche Yamaha

Messaggio da Fede » gio 07 set 2017, 19:18

Articolo esaustivo!! Molto ma molto utile :okok: proprio quello che avevo richiesto nel mio post.
Grazie mille Vincenzo
:merci: :bye:
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giannini awn71
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Re: Breve storia delle chitarre classiche Yamaha

Messaggio da giannini awn71 » gio 07 set 2017, 23:09

Ben fatto Vincenzo......sono d'accordo con te, specialmente quando parli della decentralizzazione in Cina per quanto riguarda la costruzione della serie CG....
Come ben sai ho avuto per un paio d'anni la CG192S...bellissima chitarra da studio, che ho tolto per fare posto ad uno strumento di liuteria......
Possiedo ancora la CG131S,per carità molto economica, negli anni 90 la pagai 600 mila lire, e per i tempi di riferimento più o meno erano le 400 euro di oggi......ebbene un po' di tempo fa le ho messe a confronto, qualitativamente ...e .la 131 risultava senza dubbio più....massiccia e ben rifinita, rispetto ad una 192, modello di punta....dove lo zampino cinese era palesemente presente..., anche il cartiglio interno.......senza paragone ..nella 192..un semplice rettangolino con scritto il modello e la nazione di provenienza.....invece il cartiglio della 131, moooolto più elaborato.ma..forse erano altri tempi, il suono, inutile dirlo anche se parliamo di chitarre da studio,la 192 era nettamente superiore,rispetto alla 131 costruita con il manico ,fasce e fondo in nato(è un tipo di mogano molto economico)tastiera palissandro e top in abete massello.
Ciao Vincenzo e grazie per la tua recensione :bravo: :bravo: :merci:

Mannaggia sti cinesi :evil:

alessandro lienzo
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Re: Breve storia delle chitarre classiche Yamaha

Messaggio da alessandro lienzo » ven 08 set 2017, 00:18

Ottimo, davvero ben fatto, e scritto con un Bell'italiano!
alessandro C.

Vincenzo Di Guida
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Re: Breve storia delle chitarre classiche Yamaha

Messaggio da Vincenzo Di Guida » ven 08 set 2017, 07:30

Ringrazio nell'ordine gli amici Federico (che ringrazio anche perché con mail privata mi ha ricordato una mia iniziale dimenticanza circa i modelli GD10 e GD20), Paolo e Alessandro per le belle parole di apprezzamento.
Mi auguro che quanto scritto possa essere utile a chi si interessa agli strumenti di questo marchio, specie se cerca nel mercato dell'usato e vuole qualche informazione in più su quale sia il giusto collocamento qualitativo (e quindi se siano congrue le richieste di chi vende) di questo o quello strumento.
Talvolta, infatti, mi è capitato di leggere di persone che si chiedevano se fosse migliore la GC10 o la GD10 (ovviamente conoscendo la genesi e le modalità costruttive di questi modelli, sulla carta dei cataloghi entrambi di fascia "Gran Concerto", si capisce subito che è meglio la prima) oppure che chiedevano in merito a vecchi modelli da studio quali i G245, G250 o G260 visti su questo o quel mercatino dell'usato, talvolta con prezzi un po' sopra le righe con la scusa del vintage.
Anche io mi sono posto questi quesiti e non trovando risposte univoche, anzi talvolta erano addirittura contraddittorie per la scarsa conoscenza di chi, comunque in buona fede, voleva dare una mano, ho dovuto cercare in lungo e largo per ricostruire la storia e la corretta collocazione dei modelli di questo marchio.
Ho cominciato trent'anni fa tagliando la barba col rasoio elettrico e suonando l'elettrica.
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Fabio Castaldo
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Re: Breve storia delle chitarre classiche Yamaha

Messaggio da Fabio Castaldo » ven 08 set 2017, 09:31

Ho letto con molto interesse questo intervento. Anche a me piacciono le chitarre Yamaha.
Grazie.

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albertomonti
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Re: Breve storia delle chitarre classiche Yamaha

Messaggio da albertomonti » ven 08 set 2017, 09:37

Molto interessanti, grazie Vincenzo
Yamaha cg201s
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LUCA.P
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Re: Breve storia delle chitarre classiche Yamaha

Messaggio da LUCA.P » sab 09 set 2017, 14:55

Interessante ! Io la mia G225 in cedro la presi nel marzo del 1981 e l'etichetta interna riporta la scritta made in Taiwan. Mi ha sempre data un suono essenziale e intonato . Forse i bassi , rispetto a altre marche erano meno intensi ( li avrei voluti più profondi). Nel 2002 comprai GC 30 in abete,
la sverniciai nel 2004 e riverniciai a gommalacca . Sono comunque occorsi vari anni, ma oggi ha un suono vibrante eccellente. A mio parere il suono può competere benissimo con uno strumento di liuteria artigianale della stessa fascia. Ho solo il dubbio che forse lo avrebbe raggiunto anche con vernice poliuretana di fabbrica, però prima, con la vernice standard, tamburellandola sul piano e sul fondo con le dita, aveva un suono chiuso, oggi echeggia di più.
Provo a postare le foto
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giannini awn71
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Re: Breve storia delle chitarre classiche Yamaha

Messaggio da giannini awn71 » sab 09 set 2017, 16:46

LUCA.P ha scritto:
sab 09 set 2017, 14:55
Interessante ! Io la mia G225 in cedro la presi nel marzo del 1981 e l'etichetta interna riporta la scritta made in Taiwan. Mi ha sempre data un suono essenziale e intonato . Forse i bassi , rispetto a altre marche erano meno intensi ( li avrei voluti più profondi). Nel 2002 comprai GC 30 in abete,
la sverniciai nel 2004 e riverniciai a gommalacca . Sono comunque occorsi vari anni, ma oggi ha un suono vibrante eccellente. A mio parere il suono può competere benissimo con uno strumento di liuteria artigianale della stessa fascia. Ho solo il dubbio che forse lo avrebbe raggiunto anche con vernice poliuretana di fabbrica, però prima, con la vernice standard, tamburellandola sul piano e sul fondo con le dita, aveva un suono chiuso, oggi echeggia di più.
Provo a postare le foto
Non ti nascondo che lo stesso dubbio che hai avuto riguardo la vernice della tua gc30..da un po mi tamburella in testa.
15 mesi fa ho acquistato una Yamaha GC32s...per carità..ha un suono equilibrato...una buona proiezione buon volume e un sustain eccellente.
Il mio tarlo si è rafforzato da quando ultimamente ho acquistato uno strumento costruito da lo verde categoria 1 concert..verniciato in gomma lacca...palissandro e top cedro Honduras.. .ebbene quando la suono..la chitarra prende vita...entra in risonanza e vibra totalmente..ha una sua anima...cosa che non succede con la gc32s...
Anche l'asiatica suona bene...ma...e' li ferma come se il suono dipendesse solo dalle corde. (Ovviamente non è cosi)ma l'impressione è questa....Sara' colpa dello spesso e antiproiettile strato di vernice poliuretanica che ne impedisce meccanismi di risonanza...o cosa.....
Sarei tentato di farla verniciare dal liutaio (vicino casa ho sia Lo verde che Scandurra)...ma onestamente non me la sento... l'ho pagata 1.600 euro
Vorrei conoscere la tua esperienza in proposito..visto che abbiamo la stessa chitarra.....gc 30...gc32.....sorelle siamesi.

LUCA.P
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Re: Breve storia delle chitarre classiche Yamaha

Messaggio da LUCA.P » dom 10 set 2017, 06:19

@ Giannini
Difficile dirlo, forse dovresti aspettare qualche anno , perché sicuramente migliora anche con vernice industriale e può essere che ti basti così . Riguardo all'intervenire.. sicuramente un miglioramento a gommalacca c'è : come contro ,perderesti il lato estetico e protettivo della vernice, come pro avresti uno strumento al limite massimo delle sue potenzialità in fatto di risonanza e sustain, ma non ti aspettare più volume.

Il legno deve maturare e richiede anni per arrivare al top del suono, ma un poco anche dopo pochi giorni la differenza rispetto a prima si sente .
Poi per capire bene come va, si deve suonare in un punto della stanza dove ci sia più risonanza acustica, le stanze troppo piene non rendono la circolazione del suono .Se non fosse troppo piccolo e scomodo l'ideale in alcuni ambienti è il bagno.
La mia CG30 la pagai mi pare 850 euro nel 2002 , la custodia è davvero bella e ben curata con chiusure dorate e oltre la maniglia, una cinghia per la tracolla.
Il legno deve maturare, anche per questo nel passare la gommalacca nelle fascie ho volutamente non appesantito lasciando i pori del legno liberi di respirare. Ora che son trascorsi più di 10 anni potrei ripassare a gommalacca e dare una verniciatura più spessa ( prima o poi lo farò) .

Ultimo ( parere personale) va tenuto in custodia solo in casi climatici critici, dovresti ingegnarti per appenderla in un posto al sicuro sia da sbalzi climatici che da urti . Io da quando l'ho comprata ho avvitato ( ad altezza D'uomo) due viti lunghe in un mobiletto , attraverso le quali entra la paletta vicino ai pioli delle corde di re e sol , poi aggancio una piastrina ( sagomata apposta per l'incastro) per bloccare. Una roba semplicissima.
La stessa cosa la si potrebbe fare al muro , se non si ha uno spazio idoneo nel mobile, però dato che il muro trasmette umidità ,si dovrebbe fissarci una tavola bella spessa su poi andrà in appoggio la chitarra.... i modi alternativi di riporre son vari ( anche dentro un armadio in uno spazio sicuro con sportello però lasciato aperto) Però bisognerebbe aprire una discussione per sentire come fanno gli altri .

Un saluto

giannini awn71
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Re: Breve storia delle chitarre classiche Yamaha

Messaggio da giannini awn71 » dom 10 set 2017, 07:32

Ti ringrazio....sei stato gentilissimo ed esaustivo......per quanto riguarda la custodia della chitarra ..appenderla al muro nel mio caso é troppo rischioso....in casa abbiamo 20 gatti....e...i felini ....saltano.....non vorrei trovarli appesi....a mo' di..altalena...

LUCA.P
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Re: Breve storia delle chitarre classiche Yamaha

Messaggio da LUCA.P » dom 10 set 2017, 12:53

Mi si chiede in MP come inserire foto in questa sezione Yamaha. posso solo riferire come faccio io e che cosa uso, altro non saprei aggiungere , oltretutto sono completamente ignorante in informatica.
Ho internet Explorer su computer acer aspire 5560 , quando rispondo a un messaggio
clicco su editor completo e anteprima che sarebbe un unica casella vicino all'altra di invio. Una volta aperta la schermata clicco su allegati e tramite essi ,mi si apre una casella quadrata che rimanda alle mie cartelle, da li vado a selezionare le foto anticipatamente ridimensionate ,mi pare sotto i 290 Mb, comunque sotto si apre una specie di contatore che se la foto ha i pixel giusti tipo 400x600 da un icona verde di ok se invece sono superiori da un'icona mi pare vado a memoria di punto escalmativo, in ogni caso tentare l'invio solo con ok verde altrimenti si perde solo tempo.
Per il Forum Delcamp scrivo solo da P.C. fisso perché a suo tempo da inespertissimo che ero non mi scrissi la password e dovrei rifare tutto per poter accedere tramite cellulare .
Il problema pubblicazione foto credo si ponga con alcuni cellulari smartphone
In altri forum mi è capitato che da smartphone non si riesca a postare foto credo dipenda dal browser o come diavolo si scrive.

Detto questo , per rispondere a Giannini o per meglio dire un ultima cosa, che però non cambia la questione.......
Sappiamo oggi che la vernice idonea degli strumenti ad arco per una migliore risposta sonora è la gommalacca e OK adottiamo questi antichi e validi metodi ,
ma mi viene da pensare questo:
se 200 anni fa fosse stata disponibile una vernice nitro o puliuretanica ( a spruzzo in una sola fase) tipo quelle dei giorni nostri così belle solide e trasparenti siamo così sicuri che non l'avrebbero utilizzata per molti strumenti?
Certamente Stradivari l'avrebbe scartata ,,,,ma altri liutai minori?

Vincenzo Di Guida
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Re: Breve storia delle chitarre classiche Yamaha

Messaggio da Vincenzo Di Guida » dom 10 set 2017, 14:38

Grazie Luca per le indicazioni.
In effetti anche io penso che se nel ''700 e nell' '800 fosse già esistita la vernice sintetica certamente sarebbe stata utilizzata.
Di certo, allora come ora, non tutti gli strumenti erano di pregio.
Secondo me non è razionale sverniciare la GC32 e riverniciarla a gommalacca.
Quella chitarra, pur essendo un ottimo strumento da studio avanzato, nasce con la vernice che ha in relazione al costo di vendita.
Pur essendo quindi fattibile la cosa, così come non avrebbe senso montare ruote di una F1 su un'auto di medio listino, altrettanto credo che il gioco non varrebbe la candela per uno strumento della fascia della GC32 rischiando di spendere nell'operazione un costo comparabile, o comunque una parte apprezzabile, a quello sostenuto per l'intera chitarra.
Avendo quei soldi (prezzo GC32 + costo per sverniciatura e riverniciatura in gommalacca) e volendo una chitarra in massello finita in gommalacca, secondo me, meglio pensare ad acquistarne direttamente una di liuteria di seconda mano o rimasta invenduta a qualche liutaio.
Pur apprezzando molto il marchio Yamaha, l'ho detto in svariate occasioni, credo proprio che la GC32 sia al confine, per il costo che ha, oltre il quale sicuramente vale la pena di guardarsi intorno. Non avrebbe senso, quindi, aumentarne ulteriormente il costo con operazioni aftermarket.
Tra le altre considerazioni, sicuri che in caso di rivendita si riuscirebbe almeno a coprire il sovrappiù speso (che si aggiungerebbe al normale costo della chitarra usata)?
Ho cominciato trent'anni fa tagliando la barba col rasoio elettrico e suonando l'elettrica.
Ora mi rado con sapone e lamette e suono la classica.
Se continuo così nella prossima vita farò la barba con scaglie di selce e suonerò la lira....

giannini awn71
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Re: Breve storia delle chitarre classiche Yamaha

Messaggio da giannini awn71 » dom 10 set 2017, 17:53

Ho contattato la liuteria Lo verde...e mi hanno chiesto 220 euro per rivendicare in gomma lacca la mia 32....Onestamente mi piange il cuore perché anche se non è questa chitarrona...suona davvero bene...e non è costata 200 euro..pero' mi avrebbe fatto piacere sentirla viva sotto le dita.cosi come succede con l'altra....
Al confronto è come suonare una silent. Dove tutto dipende dall'amplificatore e dalle corde..staticita' assoluta.
.comunque la ricomprerei...ma sicuramente hanno ragione Luca e Vincenzo..
.ancora è un po prestino affinché lo strumento raggiunga il massimo
Vedremo

LUCA.P
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Re: Breve storia delle chitarre classiche Yamaha

Messaggio da LUCA.P » lun 11 set 2017, 13:39

Secondo me il solo fatto del perché Yamaha non verniciano a gommalacca ,non è dovuto alla struttura e progettazione delle GC di quella fascia,
ma solo perché con un procedimento di verniciatura simile non rientrerebbero nei costi e anziché 1600 la pagheresti 2200 euro a quel punto la gran massa di clientela( che non comprende il valore questo trattamento) si orienterebbe su un altro marchio , ne conseguirebbe che la Yamaha non potrebbero competere in fatto di vendite. Lo stesso vale per Alhambra ,Ramirez e altri.
E' solo una questone di mercato non di chitarra che non conviene perché progettata per il nitro o altre vernici.
Parere personale ovviamente !

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