Fleta, hauser, kohno, ramirez.. Segreti non tramandati?

Liuteria per chitarra classica. Come scegliere una chitarra. Il mercato, le applicazioni varie.
Vincenzo Di Guida
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Re: Fleta, hauser, kohno, ramirez.. Segreti non tramandati?

Messaggio da Vincenzo Di Guida » dom 12 ago 2018, 19:28

Ehi, che confusione ha suscitato l’argomento.

Quasi opposte tifoserie di calcio....! :lol:

Sicuramente i liutai moderni fanno ricerca per soddisfare i canoni richiesti dai concertisti di oggi (soprattutto volume).

Ciò non toglie che tali esigenze non sono necessariamente quelle di un non concertista che quindi non deve suonare in un grande auditorium a centinaia di persone ma, casomai, davanti a piccoli pubblici o, addirittura, solo per sé stesso.

E, scusate la franchezza, credo che i non concertisti costituiscano (e di gran lunga) la maggioranza dei chitarristi classici.

Per cui, fermo restando la ovvia ricerca che anche nel campo della liuteria della chitarra classica si fa, comprendo perfettamente chi preferisce un canone “antiquato” fatto di minor voce ma di maggiore ricchezza.

Dunque chi se ne frega se una chitarra è “solo” a fascie singole oppure non ha un double top oppure non ha la tastiera rialzata.

D’altra parte la chitarra classica non a caso non é uno strumento orchestrale: ha una voce molto espressiva ma flebile e, a meno di non farla diventare un OGM, ce ne si deve fare una ragione . Amen.
Ho cominciato trent'anni fa tagliando la barba col rasoio elettrico e suonando l'elettrica.
Ora mi rado con sapone e lamette e suono la classica.
Se continuo così nella prossima vita farò la barba con scaglie di selce e suonerò la lira....

Valter ferrero
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Re: Fleta, hauser, kohno, ramirez.. Segreti non tramandati?

Messaggio da Valter ferrero » mer 29 ago 2018, 09:04

Buongiorno, so che non è questo il post giusto, ma un giorno chiese di Carlo Raspagni, le rispose un presuntuoso e spocchioso signore sedicente liutaio, ora, pur non essendo un appassionato delle chitarre del compianto maestro, pur avendone tuttora una del 1973 davvero splendida, anche confrontandola con strumenti storici e importanti di liuteria spagnola e italiana.
In ogni caso, ci tenevo a condividerle un approfondito e autorevole parere del maestro Angelo Gilardino, che certo, pur essendo profondamentse amico del compianto maestro raspagni non lo chiama certo "carletto" come più volte, con fare beffardo fece il suo interlocutore.
Spero di averle fatto cosa gradita, e di aver contribuito ad affermare e confermare un semplice concetto : rispetto ed umiltà sono le fondamenta di una persona di valore e intelligente. Cari saluti



di Angelo Gilardino


L'improvvisa scomparsa il 29 agosto, a 73 anni, di Carlo Raspagni priva la liuteria chitarristica italiana di una figura di straordinario rilievo. Raspagni fu un vero maestro, che magistralmente costruì e insegnò a costruire chitarre. Come molti altri chitarristi italiani della mia generazione, l'ho avuto come amico per trentacinque anni, e lungo tutto questo periodo ho avuto modo di conoscere e di apprezzare la sua profonda conoscenza dell'arte della liuteria, la sua intelligenza pronta e sensibile, la gentilezza squisita del suo tratto, la sua umanità severa e un po' accorata e, in alcune occasioni, anche la sua lieve, composta ironia. Di lui si può ben dire che a settant'anni è morto giovane: era un vecchio ragazzino saggio e bennato. La sua arte si era formata con una solida base artigianale. La competenza merceologica di Raspagni nel campo dei legni era inarrivabile: sapeva tutto, anche delle essenze non impiegate nella liuteria, e non sbagliava mai – proprio non poteva – nello scegliere le tavole che gli sarebbero servite per costruire i suoi strumenti. La sua ironia, leggera come un petalo, si mosse una volta (l'avevo stuzzicato, lo ammetto) nei confronti di un altezzoso collega che, nella sua smisurata opinione di sé, pretendeva di scegliere per primo le tavole in arrivo presso l'importatore. «A me va bene di arrivare secondo», commentava Raspagni, «le tavole migliori sono sicuramente ancora là e la scelta è più semplice, perché le peggiori le ha già comperate lui». Su questa sua competenza, Raspagni aveva poi elaborato una tecnica di costruzione di estrema praticità, senza tormenti sperimentali, basata su principi molto chiari e su una razionalità che non escludeva l'intuito, ma che non si lasciava mai andare alla trovata. Non ho mai visto una chitarra di Raspagni costruita male. Ne ho viste e provate, invece, di eccellenti. Nel laboratorio di Vignate andavano non soltanto chitarristi e liutisti, ma anche tutti coloro che, per le ragioni più inverosimili, desideravano comperarsi una chitarra: il Carlo ne aveva per tutti, di strumenti e di buoni consigli, e questi ultimi li elargiva paternamente, spesso rivolgendosi contro i suoi stessi interessi. Chitarristi italiani che non abbiano, prima o poi, suonato una Raspagni, ve ne sono davvero pochi. Ma era anche il liutaio dei cantautori e dei chitarristi di musica popolare: a volte, il laboratorio si affollava di persone e di personaggi, e Raspagni, che detestava perdere tempo, e che d'altra parte era troppo cortese per mettere qualcuno alla porta, stava sulle spine. Fu un eccellente didatta: il suo laboratorio-scuola vide passare molti giovani che da quel maestro mite e paziente impararono tutti i segreti della costruzione delle chitarre. Era infallibile nel riconoscere il talento dei chitarristi e, agli studenti che stimava, era in grado di dare consigli preziosi, indicando loro, senza alcun timore, i maestri migliori. Dal modo con cui un chitarrista provava uno strumento, Raspagni si formava un giudizio, non solo sul valore dell'artista, ma anche sul carattere della persona. E credo che non si sia mai ricreduto. Era anche – rara avis tra i liutai – un ascoltatore colto e spregiudicato, che non si tirava mai indietro: una quindicina d'anni fa placò una sorta di sedizione tra i suoi colleghi presenti a un festival di chitarra, i quali volevano rifiutarsi di assistere a un concerto con un programma interamente dedicato agli autori contemporanei. Riuscì a persuaderli e a tenerli buoni per un'ora ad ascoltare Donatoni e Ferneyhough: miracolo. Pochi forse sanno che era anche un collezionista di arte: prediligeva gli astrattisti e sceglieva le opere con un gusto selettivo personalissimo, senza farsi influenzare dalla propaganda e dai nomi. Mi regalò una volta un quadro figurativo, con una natura morta: un gesto affettuoso, ma anche ironico. Impegnò gran parte della sua bravura nell'accogliere con umiltà le richieste che gli venivano da una committenza raramente in grado di operare scelte consapevoli: gli chiedevano di copiare i galeoni spagnoli, e lui li copiava, magari migliorandoli un po'. Ma da alcuni anni – raggiunto un meritatissimo, pressoché unanime riconoscimento – si era voluto regalare il piacere di costruire alcune chitarre veramente “sue”: Andrea Dieci che, tra i giovani talenti, era il prediletto di Raspagni, gli suggerì di ispirarsi alle chitarre di Hermann Hauser, e Raspagni fu capace, non già di copiare, ma di ricreare quell'aurea proporzione, quel suono delicato e potente, quel timbro insieme limpido e velato. I fortunati acquirenti di quelle due dozzine di strumenti – non ne fece di più – sono oggi i possessori delle migliori chitarre che la liuteria italiana abbia mai saputo creare.

Vincenzo Di Guida
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Re: Fleta, hauser, kohno, ramirez.. Segreti non tramandati?

Messaggio da Vincenzo Di Guida » ven 31 ago 2018, 00:22

Ho una Raspagni e, nonostante non sia tra quelle due dozzine prodotte su progetto Hauser, posso che confermare quanto scritto e che è uno strumento davvero buono.
Fu un regalo è mai dono fu più apprezzato.
In verità ne ho pure una da studio, con finiture più spartane ma anche particolari per gli accoppiamenti cromatici dei legni usati, che, per finanziare un altro acquisto, dovrò vendere. Ma non nascondo che mi spiacerà.
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Benedetto
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Re: Fleta, hauser, kohno, ramirez.. Segreti non tramandati?

Messaggio da Benedetto » sab 01 set 2018, 10:55

Dissento un pochino (e amichevolmente) dalla visione di Massimo Di Coste.
Trovo vera la sostanza del ragionamento per cui la coperta è sempre corta e se la tiri dal lato della potenza d’emissione spesso perdi nelle doti di canto dello strumento e nell’espressività. E comprendo bene che vadano selezionate delle priorità.
Però aggiungerei anche che ci sono delle chitarre che hanno una buona proiezione ed altre che non ce l’hanno; chitarre con predisposizione migliore di altre a ‘venir fuori’, a cantare quando sono spinte.
Secondo me, una buona chitarra dovrebbe saperlo fare a prescindere.

Non ho molto da dire su Raspagni, se non che la persona non si discute.
Quanto alla chitarre, come in molti casi, ce ne sono di migliori e peggiori. Raspagni ha fatto anche molti strumenti da studio, che faceva pagare poco e non possono venire oggi paragonati a strumento di fascia molto più alta.

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Re: Fleta, hauser, kohno, ramirez.. Segreti non tramandati?

Messaggio da Vincenzo Di Guida » dom 02 set 2018, 18:20

Si, naturalmente una Raspagni “studio” non costa come una “concerto” ma, ovviamente, meno.
Ciò nondimeno si tratta pur sempre di chitarre completamente in massello che si possono acquistare al prezzo di chitarre industriali con cassa in laminato. Insomma, una differenza rimarchevole.
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Re: Fleta, hauser, kohno, ramirez.. Segreti non tramandati?

Messaggio da Pietro » dom 02 set 2018, 20:16

La crescente ha scritto:
dom 12 ago 2018, 06:09
Secondo me, i liutai moderni hanno perseguito le esigenze dei concertisti contemporanei. Resta comunque il fatto che ad oggi, ci sono comunque moltissimi e bravi liutai che hanno preso il bagaglio genetico dei liutai che hanno fatto la storia della liuteria..
Non è sinceramente il mio caso anche se accontentare i moderni concertisti talvolta vuol dire assecondare e condividere la loro arte... ma questo da sempre si lega alla storia della liuteria.
Onestamente non saprei dire di segreti non tramandati in quanto questi strumenti si possono esaminare esternamente ed internamente con le moderne tecnologie.

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Re: Fleta, hauser, kohno, ramirez.. Segreti non tramandati?

Messaggio da ilMarzio » dom 23 set 2018, 17:19

lucky13 ha scritto:
gio 09 ago 2018, 20:37
Io credo che tra i liutai moderni sia molto diffuso il concetto di creare uno strumento facilmente fruibile. Ovvero che suona subito facilmente senza sforzo con potenza e chiarezza. Questo attira il compratore che deve fare una valutazione in uno spazio di tempo limitato e lo induce all' acquisto. Se lo stesso compratore si trovasse tra le mani uno strumento con qualità nettamente superiore, ma di difficile maneggio molto probabilmente lo scarterebbe perché non ne riuscirebbe ad apprezzare le qualità. Spesso gli strumenti belli sono difficili da suonare per lo stesso principio per cui è noto che alcuni grandi pianisti, particolarmente attenti alla bellezza ed alla varietà del suono, preferissero tasti pesanti,nonostante questo comportasse una maggiore difficoltà tecnica. Il Ramirez che costruisce la chitarra per Segovia, sa di dover costruire uno strumento attraverso il quale il Maestro deve esprimere nella maniera più completa il proprio ideale sonoro ed è portato a raggiungere soprattutto questo obiettivo anche sacrificando la maneggevolezza dello strumento, il Ramirez dei giorni nostri con la sua double top ci regala uno strumento di facile emissione, ma tutto sommato con molta minore qualità e,almeno per me,francamente noioso. Le varie registrazioni presenti sul web della Ramirez ex Segovia paragonate alla Ramirez double top dei giorni nostri testimoniano,a mio avviso,questo degrado acustico.
Al di là degli scontri tra fazioni opposte, sempre un po' troppo veementi su questo forum
(sarà la possibilità dell'anonimato che tira fuori il peggio da ognuno?)
trovo questo commento piuttosto condivisibile.

Purtroppo un mercato ormai troppo affollato costringe la maggior parte dei liutai a costruire strumenti fatti per impressionare nel tempo limitato che il compratore dedicherà alla valutazione dello strumento.

Inoltre dato che di concertisti veri ce ne son pochi, ma di studenti e dilettanti con capacità nettamente inferiori ce ne sono tanti, tendono ad essere privilegiati quegli strumenti con un suono "preconfezionato" (ma inevitabilmente statico e poco espressivo) che danno l'illusione di essere bravi.
Strumenti che aiutano più che assecondare, ma che non permettono una reale evoluzione artistica. Strumenti che personalmente trovo volgari e terribilmente noiosi.

Il musicista e concertista capace ed avveduto, invece,
ha bisogno di strumenti che lo assecondino in tutto,
capaci di varietà di timbri e colori
e capaci di gamma dinamica estesa dai pianissimo ai fortissimo.

Strumenti che inevitabilmente saranno un po' meno "facili".

Del resto chi - escludendo illusi e sprovveduti - si aspetterebbe che una formula uno fosse facile da guidare?

Da liutaio con "qualche" anno di esperienza aggiungo che costruire uno strumento fatto per suonare subito, è molto diverso dal costruire uno strumento fatto per dare il meglio dopo un - più o meno lungo - percorso di maturazione.
Quindi non ci si stupisca se gli strumenti che saranno giudicati eccezionali tra 50-100 anni non lo sono altrettanto oggi.
Con ogni probabilità anche quegli strumenti del passato che oggi consideriamo eccezionali, appena fatti erano soltanto buone chitarre.
Ciro Marzio
Liutaio e Progettista Audio
"guitarrero" desde 1983

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