In difesa delle chitarre industriali

Liuteria per chitarra classica. Come scegliere una chitarra. Il mercato, le applicazioni varie.
Benedetto
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Re: In difesa delle chitarre industriali

Messaggio da Benedetto » dom 21 lug 2019, 12:54

Speravo di aver esposto chiaramente una ragione plausibile: tentare di isolare il legno dagli sbalzi di umidità sigillandone anche il lato interno.
Molti liutai provano lo strumento in bianco prima di verniciarlo e sanno quanto può influire la verniciatura sul timbro finale. La verniciatura interna ha effetti tutto sommato abbastanza prevedibili.
Torniamo al punto: qualcuno qui sopra ipotizzava che la verniciatura interna fosse sinonimo di miglioria timbrica. A me non sembra sostenibile e mi sembra che l’esempio di Fleta (quasi un unicum) non fornisca un argomento valido perché trova risposta nel noto problema di Fleta con l’alta umidità relaliva di Barcelona.
Cordialità.

Jake_JJ_Gittes
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Re: In difesa delle chitarre industriali

Messaggio da Jake_JJ_Gittes » dom 21 lug 2019, 19:12

Si può supporre - fino a prova contraria, va da sé - che i primi a verniciare o trattare l'interno, fossero coloro che iniziarono a commerciare massicciamente con il Sudamerica, principalmente riferendomia Buenos Aires e alla classe agiata spagnola che riuscì a trasferire la fortuna, o a costruirsene una, lì, negli anni precedenti alla guerra civile spagnola. E tra coloro che commerciavano, furono quelli che dovevano garantire una qualità altissima a fronte dei prezzi stellari di vendita, e dunque una stabilità costruttiva notevole.
Ecco che troviamo Antonio Emilio Pascual Viudes (al tempo, ben più quotato di Esteso, e secondo solo a Simplicio), quale esponente della liuteria madrilena, e Francisco Simplicio, quale della liuteria barcellonese, che usano tale accorgimento.
Pascual addirittura si trasferisce a Buenos Aires nel 1911 ma, nei cataloghi argentini, risulterà sempre come liutaio spagnolo importatore in Argentina, come Simplicio (che invece importava sul serio), e come altri della scuola madrilena (Domingo Esteso, Santos Hernandez).
Personalmente ho potuto trovare solo in Pascual e Simplicio il motivo di tale trattamento, attribuisco a Fleta (non ho idea se trattasse l'interno) l'influenza eventuale di Simplicio. Da notare come, il mercato sudamericano, imponesse uno stile diverso anche in alcuni piccoli accorgimenti di carattere estetico: il tacco per esempio, che nessuna ragione pratica avevano se non quella di soddisfare il gusto porteno. Questo potrebbe indurci a pensare che, accanto al fatto pratico (far viaggiare una chitarra costruita nell'emisfero nord, per qualche settimana in una nave, per approdare in un clima di una stagione opposta dell'emisfero sud), si sia consolidata una richiesta estetica e di consuetudine, da parte degli acquirenti. La stessa che ci fa pensare che, per il fondo e le fasce, un legno sia “migliore“ di altri ritenuti peggiori, senza considerare invece le caratteristiche completamente diverse in termini di resa e possibilità musicali (banalizzo dicendo: cipresso legno povero, e palissandro legno di pregio).
Da considerare anche un'altra cosa: la verniciatura dell'interno avveniva in strumenti da spessori e struttura abbastanza abbondanti per gli standard di allora (cito di nuovo Pascual, e alcuni strumenti Simplicio), sui quali, forse, l'intervento risulterebbe meno invasivo che su strumenti leggeri e di altra destinazione (mai visto uno strumento in cipresso, per esempio di Manuel Ramirez o di Esteso o di Hernandez, per esempio di fascia bassa, che pure venivano importati in Sudamerica, ricevere un simile trattamento).
Questo alla luce di una mia esperienza diretta e deduzioni, in quanto tale premettendo quindi la parzialità inevitabile e dell'esperienza e del pensiero che ci ho costruito attorno.

Aggiungo un'ultima cosa: credo che la ragione non sia tanto l'abbondanza di umidità, quanto proprio il cambio di stagione o, in genere, i repentini sbalzi di umidità che possono esserci a Buenos Aires in alcune stagioni, per l'influenza di perturbazioni atlantiche che né a Barcellona, né a Madrid, avrebbero creato le stesse preoccupazioni. Il caso di Segovia, era invece opposto: credo temesse i caloriferi e il clima secco degli hotel, un fatto che, del resto, ancora oggi rimane immutato: che una chitarra suoni immediatamente bene dopo una notte in hotel è un fatto abbastanza raro.

Benedetto
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Re: In difesa delle chitarre industriali

Messaggio da Benedetto » dom 21 lug 2019, 19:55

Ogni considerazione ha pieno diritto d'asilo, però vorrei aggiungere un paio di precisazioni tecniche sul discorso delle stagioni:
Se lo strumento è assemblato ad una bassa umidità relativa (diciamo almeno sotto il 40%) , corre relativamente pochi rischi.
Se invece viene assemblato in ambienti ad alta umidità relativa, diviene molto esposto ai climi secchi con conseguente ritiro della tavola che tende a provocare fessurazioni, per ovvii motivi. Le zone più esposte sono ai bordi della tastiera e dietro al ponte.
In generale il problema viene esasperato dai viaggi in aereo o dai cofani delle macchine.

La verniciatura del tacco trova ragione nel fatto che in quel punto la venatura è "di testa" e quindi assorbe molta più umidità.

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