Futuro della chitarra

Luogo pubblico dei chitarristi classici.
Cielo stellare
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Re: Futuro della chitarra

Messaggio da Cielo stellare » mar 08 mag 2018, 16:57

Salve a tutti,
volevo esprimere il mio personale pensiero in merito all’argomento oggetto di discussione, con semplicità ma anche con una certa distanza, nel senso che per certi temi ci sarebbe da argomentare all’infinito senza peraltro riuscire mai a trovare il capo della matassa.
Volendo rispondere a quella che era la domanda iniziale dalla quale poi, come spesso accade, ci si svincola per tanti altri sentieri, sull’opportunità o meno di oggi di intraprendere lo studio della chitarra al fine poi di trasformarlo in un’attività lavorativa domani, coniugando quindi la probabile arte con la certa necessità di guadagnarsi il pane quotidiano per se e la propria famiglia, inizio col dire che al presente è tutto saturo, nel senso che non c’è nessuna facoltà universitaria, indirizzo di studi o percorso lavorativo che ci possa garantire in maniera sicura al cento per cento un’occupazione stabile per tutta la vita. Ma in ogni caso una qualsiasi strada si deve pur necessariamente scegliere, percorrendola a capo fitto e sperando sia quella giusta, con la consapevolezza però che non sempre lo studio odierno e la futura occupazione si abbraccieranno. In altre parole ancora, non è sempre detto che il lavoro si concilierà con gli studi fatti.
In merito poi allo studio specifico della chitarra classica, dico che oggi la musica in generale offre tre soluzioni finali. Se sei bravo, ma veramente bravo finirai nel primo scaglione, ossia quello dei concertisti, dei direttori d’orchestra, dei docenti di conservatorio, dei grandi compositori, di coloro che incidono dei dischi o colonne sonore di film e che sono sempre ospiti di radio e tv, ecc. ecc.ecc. Se non sei tanto bravo (o meglio lo sei ma non tanto da essere riuscito ad entrare nel primo scaglione) ma un po’ fortunato e intraprendente finirai nel secondo scaglione, e cioè di tutti coloro che insegnano nelle scuole medie o istituti musicali, danno lezioni private, dirigono delle bande musicali di paese, suonano in qualche orchestra o complesso musicale, ecc. ecc. ecc. Se però non sei né tanto bravo né tanto fortunato andrai a finire nel terzo scaglione, e cioè di tutti coloro che vivono alla giornata raccogliendo briciole sempre più rare, e che aspettano un futuro “musicale” che forse non arriverà mai……

Fotonis
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Re: Futuro della chitarra

Messaggio da Fotonis » sab 12 mag 2018, 22:40

Il futuro per la chitarra inteso quale strumento musicale alla portata di tutti, per questo è quello più amato al mondo, lo vedo roseo, è l'insegnamento che stà degradando, sui giornali si legge di tutto, botte da orbi tra insegnanti e discenti e viceversa e famiglie che menano forte anche entrambi.
Se studi musica fai qualcosa che ti piace, se studi medicina, per esempio, fai qualcosa che non ti piace e comunque devi sloggiare dall'Italia, tanto vale studiare musica. :ouioui:

Cielo stellare
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Re: Futuro della chitarra

Messaggio da Cielo stellare » lun 14 mag 2018, 14:43

Certamente la chitarra da svago o la chitarra classica "senza impegno" continuerà il suo cammino,
ma la chitarra colta o dei professionisti, cioè di coloro che hanno investito anni ed anni di studio e di
sacrifici fisici ed economici, quella purtroppo secondo me sarà destinata ad un pubblico sempre
più ridotto. Le cause sono tante ma una delle quali ad esempio è la riduzione del rigore didattico.
Mentre un tempo dai conservatori uscivano solo ed esclusivamente dei musicisti preparatissimi,
(basti pensare ad esempio che Giuseppe Verdi non fu neanche ammesso al conservatorio di MIlano,
conservatorio che oggi porta il suo nome) oggi invece esce di tutto, se non addirittura tutto. E questo
mentre da un lato comporterà la produzione sempre più di "inflazione musicale", dall'altro la mancanza
di un sistema di assunzioni meritocratiche farà sì che tanta gente finirà col fare l'insegnante, con
conseguenze penose per la chitarra classica e per la musica in genere.

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satorarepo
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Re: Futuro della chitarra

Messaggio da satorarepo » mer 16 mag 2018, 17:37

...."Mentre un tempo dai conservatori uscivano solo ed esclusivamente dei musicisti preparatissimi, (basti pensare ad esempio che Giuseppe Verdi non fu neanche ammesso al conservatorio di MIlano, conservatorio che oggi porta il suo nome)"....
??????
...."la mancanza di un sistema di assunzioni meritocratiche farà sì che tanta gente finirà col fare l'insegnante, con conseguenze penose per la chitarra classica e per la musica in genere."

Scusami, ma faccio un pochino fatica a seguirti.

Fotonis
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Re: Futuro della chitarra

Messaggio da Fotonis » mer 16 mag 2018, 19:35

Verdi non fu ammesso solo perchè in genere gli insegnanti sono musicisti esecutori perfetti di quelli geniali.

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satorarepo
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Re: Futuro della chitarra

Messaggio da satorarepo » ven 18 mag 2018, 17:19

Verdi, che aveva 18 anni quando si sottopose ad esame per l'ingresso al conservatorio di Milano, non vi fu ammesso per una serie di motivi: una prova al pianoforte non esaltante (“non corretta posizione delle mani sul pianoforte”), “la non sufficiente cognizione delle regole del contrappunto”, il superamento dei limiti di età di quattro anni (il limite era14 contro i 18 già compiuti da Verdi). A questo si aggiunsero motivi, per così dire burocratici, quali l'appartenenza ad uno Stato Estero (Verdi era suddito del Ducato di Parma e non del Regno Lombardo - Veneto) e infine una insufficiente capienza dei locali del Conservatorio. Che Verdi abbia poi negli anni mostrato il suo genio non toglie che probabilmente a quell'età non lo fosse e che avesse davvero quei limiti tecnici. Tant'è che per perfezionarsi continuò a prendere lezioni private da insegnanti dello stesso conservatorio. Per il miglioramento della postura mi par di ricordare che abbia utilizzato un aggeggio assai curioso, dall'aspetto di strumento di tortura di medioevale, che ti costringeva le dita entro anelli per suonare con la corretta posizione. Vorrei dire infine, cosa che mi premeva fare, che la categoria degli insegnanti, secondo me, merita più rispetto. Non è un lavoro umiliante né penoso né che precluda l'eventuale ascensione al genio (se ne hai le stimmate e se, comunque, lavori abbastanza per meritartele).

Cielo stellare
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Re: Futuro della chitarra

Messaggio da Cielo stellare » ven 18 mag 2018, 19:20

Penso di non avere offeso nessun insegnante, e in ogni caso non era mia intenzione farlo.
Ho sempre avuto ed ho il massimo rispetto per la categoria.
L' esempio di Verdi era solo per paragonare l'eccesso di rigore e di zelo di un tempo,
ad una certa tolleranza odierna. Ma era tutto un discorso generico, basato magari ad una
mia personale visione o convinzione.

Fotonis
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Re: Futuro della chitarra

Messaggio da Fotonis » ven 18 mag 2018, 20:01

satorarepo ha scritto:
ven 18 mag 2018, 17:19
Vorrei dire infine, cosa che mi premeva fare, che la categoria degli insegnanti, secondo me, merita più rispetto. Non è un lavoro umiliante né penoso né che precluda l'eventuale ascensione al genio (se ne hai le stimmate e se, comunque, lavori abbastanza per meritartele).
Insegnare è un'Arte e tale peculiarità non è detto che appartenga per forza a tutti i musicisti, geniali compresi. Vi sono degli ottimi esecutori come anche degli eccellenti direttori di orchestra e sono musicisti di pari dignità degli insegnanti, poi ci sono gli eclettici, che sovente sono un passo avanti rispetto a tanti contemporanei e quindi se ne riparla dopo morti o quasi. :bye:

Jake_JJ_Gittes
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Re: Futuro della chitarra

Messaggio da Jake_JJ_Gittes » dom 17 giu 2018, 11:29

SandroII ha scritto:
gio 22 feb 2018, 16:08
Leggendo sul fallimento del marchio Gibson ho iniziato a pormi delle domande... anche se sicuramente da un lato si è meritata questa fine.
Quale pensate sia il futuro della chitarra (classica, acustica o elettrica che sia)? Credete che col tempo diminuirà il numero di persone interessate a studiarla (non solo in italia, anche all'estero) con la conseguente diminuzione del lavoro per gli insegnanti?
Mi pare di vedere molti conservatori e pochi progressisti... la maggior parte dei musicisti non fa altro che riprodurre il vecchio piuttosto che proporre qualcosa di nuovo. Oltretutto le lezioni gratuite che girano in quantità sempre maggiore su youtube non credo migliorino di certo la situazione per gli insegnanti, anche se la preparazione offerta non è paragonabile a quella di una lezione vis a vis.
Inizialmente pensavo di intraprendere il corso di chitarra classica al conservatorio e, se soltanto Dio volesse, continuare con direzione d'orchestra, ma senza certezze nemmeno come insegnante (anche all'estero) non so se possa essere una scelta molto intelligente...
Ci sono cose vecchie che continuano ad arrovellarci perché ripropongo delle istanze per così dire eterne, sono degli archetipi dei nostri sentimenti, sono lontane dalla cronaca e quindi attuali. Ci sconvolgono oggi, come da sempre, Shakespeare, Bach, Mozart, solo per citare alla rinfusa e da lontano. Nulla vieta che ci si addentri alla ricerca del nuovo, e proprio la conoscenza degli immortali ci offre le basi per il nuovo, Henze, Britten, Ligeti. La conoscenza e un pizzico di follia e ingenuità (chi solo conosce rischia di diventare studioso e non artista). Tadeusz Kantor, poi ripreso in quello che potrebbe essere definito il testamento di Antonio Neiwiller, diceva: «Tutto ricordare. Tutto dimenticare».

Quanto al futuro inteso come prospettive lavorative, vantaggi o anche solo sopravvivenze economiche, mi sembrano del tutto indipendenti dalla natura e dalla storia dell'arte. Mozart diventa impresario di sé stesso e muore povero. Bach doveva scrivere una cantata a settimana (!), Henze visse una vita costellata anche di successi oltre che dell'avversità dei colleghi e di certa critica, per citare anche qui solo alla rinfusa e citando i nomi sopra.
D'altronde, non escludendo che la chitarra e la musica in generale possano offrire un impiego onesto e sicuro, io credo che se le si approcci con questa idea riserveranno grandi sofferenze e poche soddisfazioni. Bisognerebbe rispondere alla chiamata dell'arte come si risponde a una vocazione, far diventare cioè legge interiore un desiderio (inteso nell'accezione psicoanalitica del termine).

NeuroNiky
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Re: Futuro della chitarra

Messaggio da NeuroNiky » ven 13 lug 2018, 15:23

Personalmente, credo che ci sia un problema di fondo con il tipo di studio richiesto da uno strumento musicale, oggi come oggi. Le nuove generazioni stanno venendo a contatto con un mondo che, senza alcuna barriera all'ingresso, permette loro di fruire di contenuti, stimoli e intrattenimento in un modo immediato, e immediatamente soddisfacente. E con la stessa facilità con cui possono usufruire di qualcosa, possono cambiare e usufruire di un'altra, spesso in maniera gratuita, o quasi.

Lo studio di uno strumento musicale passa attraverso molta fatica, molta costanza, e una barriera all'ingresso mediamente elevata. Quando ho iniziato a suonare la chitarra, mi ci è voluto un anno per arrivare a raggiungere un livello che mi permettesse di apprezzare quello che stavo facendo. Se oggi proponessi ad un mio nipote di iniziare a suonare la chitarra e gli dicessi "fra un anno saprai suonare qualche canzonetta", quelli mi saluterebbero con un bel "ciao zio, bella zio, ci vediamo zio" e fine.

Aggiungiamo a questo il fatto che per fare musica non è più necessario avere uno strumento musicale, ma ci si può divertire e sfogare anche solo con un computer, peraltro proprio componenda musica dei generi oggi più pop. E aggiungiamo anche il fatto che la Gibson, come tanti altri grandi marchi, è da anni che subisce la concorrenza di sé stessa, di quella sé stessa che anche solo negli anni 80 produceva signore chitarre, e oggi fatica a tirarne fuori una su tre buona anche tra quelle di miglior fattura.

Tutto sommato... la chitarra, la musica non credo moriranno. Ma di sicuro dovremo rivoluzionare il modo con cui insegnare a suonare alle nuove generazioni. Altrimenti finiremo per ghettizzarci da soli.

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